Siria, Hezbollah e il nodo di Homs

(di Lorenzo Trombetta, Limesonline). Una delle certezze del Medio Oriente degli ultimi vent’anni era che il regime siriano della famiglia Asad assicurava agli Hezbollah il passaggio di armi, uomini e mezzi dal suo territorio fin verso la valle libanese della Beqaa, retrovia del movimento sciita anti-israeliano. Uno dei luoghi privilegiati di questo passaggio era la piana di Qusayr, a sud-ovest della città siriana di Homs e a nord-est dell’Hermel, appendice nord-orientale della Beqaa.

Prima dello scoppio della rivolta siriana e delle conseguenti repressione e insurrezione armata, Qusayr era un importante centro agricolo e commerciale della zona, abitato in prevalenza da sunniti ma costellato di località cristiane, sciite duodecimane e murshidite (i murshiditi sono una branca dell’alawismo che, a sua volta, è frangia dello sciismo a cui appartengono gli Asad). Alcune località prossime al confine erano abitate per lo più da sciiti seguaci di Hezbollah, che domina lo Hermel.

Nello scenario attuale, sebbene sia ancora difficile prevedere quando gli Asad e i loro clienti dovranno lasciare Damasco, è possibile che tentino di rifugiarsi nella regione costiera, protetta a ovest dalla flotta russa nel Mediterraneo con base a Tortosa e a est dalle montagne puntellate di località alawite.

Vero che per ora la creazione di questo Asadistan filorusso e filoiraniano è solo uno degli scenari che gli analisti immaginano. Eppure, ciò che da gennaio 2013 – e soprattutto da metà aprile – sta accadendo nel territorio tra Homs e lo Hermel libanese offre alcune conferme della validità di questa opzione.

L’Asadistan isolato tra il mare e la montagna e assediato da forze più o meno radicali non avrebbe certo una lunga vita. Ma se si riuscisse a collegare questo territorio con la Beqaa dominata da Hezbollah, il corridoio Homs-Qusayr assicurerebbe maggiore profondità geografica alla Repubblica degli Asad. E garantirebbe alla nuova entità di controllare con più efficacia l’autostrada Homs-Tortosa.

Al contempo, Hezbollah non vedrebbe interrotto il flusso di rifornimenti. Questi potrebbero giungere dall’Iran all’aeroporto di Latakia-Jabla o, via mare, ai porti di Tortosa e Latakia, e poi proseguire via terra verso le retrovie del movimento armato anti-israeliano.

Perché questo scenario si avveri però, Russia, Iran, gli Asad e gli Hezbollah devono “ripulire” (o almeno ridurre a sottomissione) l’area che separa la Beqaa dal futuro e ipotetico Asadistan: la presenza a Homs e nella regione di Qusayr di migliaia di ribelli sunniti complica ovviamente le cose.

Anche perché questi insorti non sono jihadisti ceceni o giamaicani catapultati da chissà quale Afghanistan, Yemen o Iraq con l’unico progetto politico di seminare il caos (una visione che finisce per rafforzare l’idea che Asad e i suoi alleati rappresentino ancora la soluzione meno peggiore). Ma sono per lo più tutti gli abitanti maschi, sunniti e con età dai 20 ai 60 anni, della zona di Qusayr, che hanno imbracciato le armi – dal loro punto di vista – per resistere all’“invasione degli Hezbollat” (il partito degli Dei, così ribattezzato per sottolineare la sua presunta lontananza dal vero Islam) e all’aggressione di “Asad, cane dell’Iran”.

Quando a metà gennaio, i miliziani sciiti avevano oltrepassato il Rubicone – in questo caso, confine siro-libanese – e si erano attestati a ridosso dei villaggi sciiti a ovest di Qusayr, la manovra di Hezbollah poteva ancora esser descritta come “preventiva”, tesa a creare una zona cuscinetto a protezione dello Hermel in vista di una vittoria in Siria del fronte anti-Asad.

Dall’inizio di aprile invece, i miliziani libanesi sono penetrati in profondità nella piana di Qusayr, cercando di conquistare la cima Tell Qadish. Nota dall’epoca islamica come Tell Nabi Mendo, la collina che domina l’Oronte e Homs è stata teatro nel XIII secolo a.C. dell’epica battaglia tra ittiti ed egiziani. Ancora oggi, chi controlla quel Tell ha un vantaggio sui nemici. Il fatto che Hezbollah si sia spinto così in profondità indica che l’azione di Hezbollah va oltre la protezione della sua retrovia nella Beqaa. In atto c’è una vera e propria offensiva. Nella foto usata per presentare questo articolo nella homepage si legge lo slogan degli attivisti di Qusayr: “Qusayr è forse dopo Haifa?”, in riferimento alle ripetute minacce di Hezbollah a Israele di colpire “dopo e dopo Haifa…”.


Da Qadish verso nord si può avanzare fin verso l’autostrada Homs-Tortosa, che dista appena 15 km e costituisce il primo limes meridionale dell’ipotetico Asadistan; verso est si raggiunge la periferia sud di Homs (20 km) e l’autostrada Homs-Damasco (18 km), all’altezza dello svincolo di Shinshar – dove doveva sorgere il Trans-Mall, il mega centro commerciale di proprietà degli Akras di Homs, famiglia di origine della first lady Asma al Asad.

Tra Tell Qadish e Homs c’è però l’aeroporto militare di Dbaa, una vera e propria cittadina militare di oltre 15 kmq la cui superficie è pari all’intera cittadina di Qusayr, distante appena 4 km. L’aeroporto di Dbaa è stato conquistato dai ribelli il 18 aprile, dopo un assedio durato settimane: è questa una sconfitta per il fronte filo-Asad che rallenta l’azione di “bonifica” della piana di Qusayr.

Dal 20 al 26 aprile il movimento sciita, sostenuto dall’aviazione di Asad e dalla sua artiglieria, è riuscito ad avanzare sensibilmente prendendo Tell Qadish. Attualmente, controlla una fascia di territorio siriano contigua con lo Hermel e che si estende: da nord-sud, per circa 10 km dalla diga di Zeita al valico frontaliero di Jusiye; da ovest a est, da Zeita a Tell Qadish per circa 8 km (c’è chi afferma che Zeita non sia in Siria ma in Libano, ma nell’agosto 2004 il presidente Asad si recò in quella sperduta località per inaugurare la struttura della diga).

Dal canto loro, i ribelli resistono sul fronte meridionale – dove sono attestati i militari di Asad sostenuti dagli ausiliari alawiti e cristiani (villaggi di Nizariye, Rabla, Nasiriya) – e su quello orientale, tra Buwayda, finora in mano agli insorti, e Abil, alla periferia sud di Homs e di recente presa dai governativi. I due villaggi murshiditi di Ghassaniya e Haydariya, a ridosso del lago di Qattina, hanno deciso per la neutralità, mentre le cittadine di Shomariya e Qattina, entrambe a maggioranza cristiana, rimangono per il momento basi del regime.

Mentre si scrive – il 2 maggio – una vasta offensiva dello schieramento pro-Asad è stata lanciata contro i quartieri ribelli di Homs. In particolare contro Khaldiye e Wadi as Sayeh. Nei giorni scorsi la battaglia si era riaccesa anche a Talkalakh, cittadina nei pressi dell’autostrada Homs-Tortosa a pochi chilometri dal confine libanese. In un contesto più ampio, quel che avviene a Qusayr, Homs e Talkalakh fa parte dello stesso scenario legato alla guerra per il controllo di uno dei più importanti teatri della guerra siriana (Limesonline, 2 maggio 2013).