Siria, Il jihadismo è colpa di Assad. E nostra.

(di Lorenzo Trombetta, Limesonline). C’è chi cerca di costruire dall’estero alternative artificiali e chi, sempre fuori dalla Siria, fa di tutto per tenere in piedi la macchina repressiva di Damasco per ritardare il momento della resa dei conti. Tutti agiscono in nome della “stabilità” e della “sicurezza” della regione. Che poi è anche la nostra.

In pochi si sono resi conto che in Siria sta nascendo un’alternativa pericolosa, mentre nelle capitali del mondo si discute a vuoto. La minaccia coinvolge prima di tutto i siriani, ma questo importa a pochi. Il pericolo coinvolge anche la nostra “stabilità e sicurezza”. Bisogna a tal proposito vedere i numerosi video amatoriali presenti sul profilo Facebook ‘Vittorie dell’Esercito libero siriano’. È una pagina aperta di recente, dove i ribelli pubblicano con frequenza filmati che mostrano le “operazioni contro le milizie di al-Asad”: convogli di militari o miliziani governativi fatti saltare in aria da ordigni artigianali; autobombe guidate da attentatori suicidi che esplodono a un posto di blocco dell’esercito o dei servizi di sicurezza del regime; soldati governativi vittima di cecchini ribelli, che sparano e ringraziano Dio di aver concesso loro la forza di “mandare all’inferno un altro cane di al-Asad”.

Le musiche, le immagini, i simboli e gli slogan di questi filmati – autentici, non artefatti come quelli della Jabhat an Nusra, finta emanazione siriana di al Qaida creata da Damasco – rimandano senza ombra di dubbio agli ambienti del jihadismo regionale. Tutto ciò è confermato dai racconti di testimoni indipendenti, recatisi di recente nella regione di Dayr az Zor, Homs, Daraa e secondo i quali molti siriani che negli anni scorsi avevano combattuto il jihad in Iraq o in Afghanistan sono ora tornati a casa. A combattere il jihad contro Assad.

L’Esercito libero siriano, che ha esplicitamente sconfessato i suoi sedicenti vertici in Turchia, non riesce però a controllare questi gruppi – che per ora rimangono minoritari e ai margini della legittimità rivoluzionaria, ma che troveranno sempre più spazio con l’inasprirsi della violenza e l’aumento dei loro successi militari, a scapito degli attivisti del movimento non violento e non confessionale. Quelli che sarebbero potuti essere la prima vera autentica alternativa agli al-Asad. (Limesonline, 27 giugno 2012)