Siria, Il narratore onnisciente di Rosa Yassin Hassan

(di Elena Chiti) Ce lo hanno insegnato al liceo: il narratore onnisciente è una figura di autore virtuale che si pone al di sopra dei suoi personaggi, che ne conosce avventure e disavventure, a volte addirittura i reconditi pensieri. È al corrente dell’andamento della storia fin nei più minuscoli dettagli e può tranquillamente rivolgersi al lettore facendo allusione a quel che accadrà poi.

Era così, almeno, quando studiavamo il Manzoni, storcendo forse un po’ la bocca di fronte a questo narratore semi-dio, che sa tutto e vede tutto e non interviene, come se guardasse il mondo da sopra le nuvole.

Non è così nella letteratura siriana più recente. Almeno in quella che si scontra con un contesto dittatoriale, che si sente soffocata da uno Stato di polizia in cui – nella sua accezione più cruda – sapere è potere. Il narratore onnisciente di Rosa Yassin Hassan, giovane scrittrice damascena impegnata contro il regime, ha un’onniscienza tutta umana.

Nel suo romanzo Brûfâ (“Bozza”), edito da Riad el-Rayyes nel giugno del 2011, il narratore onnisciente (al-râwî kullî al-‘ilm) è tale perché mette sotto controllo i telefoni dei suoi personaggi: militanti invisi al regime, per cui lavora come agente dei servizi segreti. Finché decide di usare parte dei suoi appunti – le informazioni non politiche ma personali, i dettagli spiccioli sulla loro vita privata – come canovaccio per scrivere un romanzo: la “Bozza” che dà il titolo al libro e che siamo dunque invitati a leggere, con questo escamotage, come se fosse un testo non definitivo.

Ma il narratore-poliziotto onnisciente non ha finito di stupirci: dichiarando per concludere che l’altra parte di appunti, quella che non troviamo nella “Bozza” (il resoconto sulle attività politiche degli oppositori spiati) ha trovato ben altri lettori – lontani anni luce da noi ignari consumatori di narrativa – nelle persone dei funzionari dei servizi segreti siriani, suoi datori di lavoro.

Scopriamo così che il nostro narratore-poliziotto è un agente segreto leale e affidabile, che dopo aver acquisito l’onniscienza richiesta sui suoi personaggi, non dimentica di farne strumento nelle mani del potere.

Narratore onnisciente ma profondamente interno, estremamente implicato, l’agente segreto di Rosa Yassin Hassan non ha il piglio manzoniano del nume che osserva il mondo dall’alto per poi trarne serenamente la morale. Protetto non dalla distanza ma dal regime, non si limita a stare a guardare: è un narratore che si sporca le mani. Con il sangue dei suoi personaggi.