Siria, il sud del Libano lealista abbraccia gli italiani di Unifil

Abdul Kader Safieddine (sinistra)(di Cristiana Missori per Ansamed). Il vento delle Primavere arabe fa paura al piccolo Stato del Libano, ma per alcuni il timore maggiore è quello che il presidente siriano, Bashar Al Assad, possa uscire di scena. “Quello che più mi preoccupa è che Assad lasci il potere. Se dovesse rimanere alla guida del Paese, invece, la situazione a livello regionale potrebbe addirittura migliorare”. Parola di Abdul Kader Safieddine (foto a sinistra), sindaco del villaggio di Shamaa, nel Libano del Sud.

Malgrado le migliaia di vittime – tra cui centinaia di bambini – provocate dalla dura repressione messa in atto dallo scorso mese di marzo dal leader siriano contro i suoi oppositori, il sindaco minimizza sull’accaduto. Esponente del movimento sciita Amal, dal 2004 Safieddine (la cui famiglia è imparentata a diversi gradi con quella di Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah, nota di SirialLibano) amministra la municipalità di Shamaa, villaggio di circa 500 abitanti, che ospita il comando del settore Ovest di Unifil, a guida italiana. I morti in Siria di cui si parla in questi giorni, “sono pura propaganda”, rimarca Saffieddine.

“Non è come i media vogliono fare credere. Il governo di Damasco reagisce contro i terroristi”. In realtà, sostiene il sindaco, la caduta dei regimi in Tunisia, Egitto e Libia ha consentito l’avanzare dell’islam più radicale. Dal suo punto di vista quindi, non si tratta di una primavera araba, “ma di un vero e proprio autunno”. La realtà, ricorda, è che in Libano esiste già una democrazia ed è per questo motivo che non ci sono i presupposti per una primavera libanese, “perché non abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri vicini”.

In Libano, precisa, abbiamo elezioni libere e la nostra architettura politica rispecchia la suddivisione confessionale che esiste nel Paese”. Con un presidente maronita, un premier sunnita e un presidente del Parlamento sciita, il Libano raffigura appieno il complicato mosaico interconfessionale del piccolo Stato. Dal 2006, ricorda, viviamo in pace. Da dopo quei 33 giorni di guerra con il vicino Stato ebraico, la situazione va migliorando. “Speriamo e preghiamo affinché la situazione rimanga tale”.

Lentamente anche nel villaggio si cerca di voltare pagina. La presenza delle forze di pace dell’Onu e in particolare la presenza del contingente italiano a Shamaa contribuiscono notevolmente alla ripresa della zona. “Dopo la guerra con Israele – rimarca Safieddine – abbiamo ricevuto molti aiuti da parte delle organizzazioni non governative e le organizzazioni internazionali. E nella sua opera di sostegno, l’Italia è eccellente”.

Tra le principali attività avviate dall’Italia, in campo di cooperazione civile e militare (Cimic) ci sono molti progetti che toccano diversi settori: dall’ambiente alla salute, dall’energia elettrica all’educazione. Progetti molto apprezzati dalla popolazione e dalle autorità locali, come spiega lo stesso responsabile dei progetti Cimic nel settore Ovest di Unifil, il capitano Pierluigi Pettinella. Abbiamo un ottimo rapporto con il sindaco Safieddine che ospita la nostra base. I rapporti sono così buoni, ricorda Pettinella, che quando vi fu il terremoto de L’Aquila, la municipalità di Shamaa inviò al capoluogo abruzzese una donazione.

D’inverno il villaggio si svuota, perché i giovani emigrano soprattutto verso Tiro, città che offre maggiori possibilità. Per questo, aggiunge Pettinella, il tasso di natalità è molto basso e poco tempo fa, anche l’ultima scuola elementare è stata chiusa. I bambini frequentano un istituto in un centro vicino di maggiori dimensioni. L’estate invece molti abitanti ritornano. Il villaggio vive soprattutto grazie all’agricoltura, qualche commercio e l’allevamento. Ci sono poi le rovine di un castello crociato per cui negli anni scorsi il ministero degli Esteri italiano, attraverso la Cooperazione, “ha stanziato circa 700 mila euro per il suo consolidamento”. (Ansamed, 30 gennaio 2012)