Siria, Media indipendenti contro Assad e qaedisti

Stretti tra la morsa della repressione delle forze lealiste fedeli al presidente siriano Bashar al Assad e delle vessazioni compiute da mercenari qaedisti giunti da ogni angolo del pianeta, attivisti e giornalisti indipendenti siriani, rappresentanti di una ventina di media presenti nelle zone non più sotto il controllo del regime di Damasco, si sono uniti per denunciare i sempre piu frequenti abusi contro operatori dell’informazione locali e stranieri.

L’appello lanciato con lo slogan “Stampa libera per la Siria” è stato elaborato da radio, riviste cartacee e online e portali di informazione, “rappresentanti di tutte le componenti geografiche e comunitarie della Siria” in rivolta, ed è stato sottoscritto anche da diversi esponenti di spicco del mondo intellettuale e politico siriano in patria e all’estero.

Ai primi di ottobre scorso nel nord della Siria, a Raqqa – primo capoluogo di regione liberato dalla presenza delle milizie di Assad – i qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) hanno assaltato la sede di Radio Ana, una della radio indipendenti sorte dopo la caduta del regime in quella regione.

“Prima e dopo ci sono stati altri gravi episodi commessi da Isil contro giornalisti locali, tra cui anche casi di arresto e pesanti torture”, afferma Fouad Roueiha, giornalista radiofonico italiano di origine siriane e uno dei promotori dell’iniziativa. I firmatari dell’appello – sostenuto da diverse organizzazioni internazionali tra cui un ampio numero di Ong italiane – rifiutano “ogni forma di intimidazione contro i giornalisti e gli organi di informazione da qualunque gruppo, in ogni contesto e sotto qualsiasi pretesto”, perché “le libertà di stampa e di espressione sono diritti umani inalienabili e universali”.

Nel testo si chiede inoltre “l’immediato rilascio di tutti i giornalisti arrestati dal regime, dall’Isil o da altri gruppi”. Forte del sostegno economico, militare e di intelligence di diversi attori regionali e internazionali ostili alla causa siriana, l’Isil nei mesi scorsi è riuscito a imporre il proprio controllo lungo quasi tutto il corso dell’Eufrate, dal confine sud-orientale con l’Iraq fino a Raqqa, imponendosi contro le più deboli formazioni di ribelli locali.

Per “media siriani indipendenti” i promotori della campagna intendono “quei mezzi di informazione che non sono soggetti alla censura del regime di Assad e che non sono di proprietà di nessuna organizzazione delle opposizioni o di altri attori politici, ma che cercano di dar voce alla società civile”. Rouehia, in contatto con i colleghi siriani dentro e fuori la Siria, afferma che “la libertà assaporata per poco tempo a Raqqa dopo la caduta del regime è stata perduta subito, tanto che ormai tutti affermano che l’Isil ha imposto una dittatura pari a quella di Assad”.

A dimostrazione che l’atteggiamento dei qaedisti di Isil assomiglia sempre più a quello del regime di Damasco, v’è il caso di Rami Jarrah, attivista non violento operativo sin dalle prime proteste del 2011. Jarrah, direttore di Radio Ana, è stato di recente accusato su forum vicini ad al Qaida di essere “un agente dell’Occidente che vuole destabilizzare la Siria”: la stessa accusa gli è stata rivolta in precedenza da ambienti vicini ad Assad. (ANSA, 5 dicembre 2013).