Siria, Muqtada Sadr a lezione da Veltroni

(di Diego Caserio) In pieno stile veltroniano, il leader sciita iracheno Muqtada Sadr ha espresso il suo sostegno alla causa dei rivoltosi siriani ma anche al regime di Bashar al-Asad. Se cade Bashar, ha detto il giovane sayyid (turbante nero, foto a sinistra) si rischia un vuoto di potere o, peggio ancora, una guerra civile.

Sadr ha affermato che vi sarebbe una “grande” differenza tra quanto avviene in Siria e le altre rivoluzioni in corso nel mondo arabo, oltre a invitare il popolo siriano a liberare le alture del Golan, invece di scaraventare il paese in una guerra civile.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano iracheno indipendente progressista Al-Mada il 18 novembre scorso, il leader del movimento sadrista ha detto di riporre tutta la sua fiducia nella causa dei ribelli siriani e nel loro diritto a determinare il proprio destino.

Ciononostante, una delle differenze principali dall’Egitto, dalla Tunisia e dalla Libia, è che parte del territorio siriano si trova ancora sotto occupazione israeliana e i cittadini dovrebbero pertanto dare la priorità alla sua liberazione o “chiedere al governo di liberarlo”. [Peccato che negli ultimi 40 anni il regime siriano si sia adoperato ben poco a tale proposito, propaganda a parte]. Sadr invita i siriani a considerare l’esempio iracheno e come una guerra civile trasformerebbe il Paese “in una facile preda delle ingiuste fauci americane”.

La seconda fondamentale differenza individuata dal leader sciita è che la Siria costituisce un “eccellente mosaico di dottrine, religioni ed etnie”, motivo per cui un vuoto di potere rischierebbe di farla precipitare nell’abisso del terrorismo e della frammentazione.

Sadr ritiene inoltre al-Asad diverso dagli altri autocrati della regione, trattandosi di un presidente chiaramente opposto alla presenza americana e israeliana nella regione. La guida sadrista ha dunque invitato l’opposizione siriana ad apprendere dalla tragedia irachena, a considerare che “un’ampio gruppo” è a favore della permanenza del regime siriano e a dialogare con quest’ultimo, evitando il conflitto.

Alle dichiarazioni di Sadr hanno fatto da contraltare le accuse del governatore di al-Anbar (roccaforte del sunnismo iracheno, dove risiedono tra l’altro numerose famiglie legate da vincoli tribali ai clan anti-regime siriano di Deir az-Zor), il quale ha affermato in un primo momento di essere in possesso di alcuni documenti dimostranti un coinvolgimento dell’Esercito del Mahdi (l’ala militare del movimento sadrista) nella repressione dei manifestanti siriani.

Tuttavia, il governatore Mohammad Qassim al-Fahdawi ha frettolosamente provveduto a smentire, accusando i media di aver distorto le sue parole. Le accuse di Fahdawi sono sembrate più una ritorsione del governatore contro i sadristi, di fronte alla riluttanza mostrata del governo a maggioranza sciita nell’aprire un’inchiesta sul recente attentato fallito nei suoi confronti.