Siria, nuovo premier vecchio Baath

Nell’ambito del processo di riforme avviato dal modernizzatore presidente siriano Bashar al Asad, lo stesso raìs ha nominato un nuovo premier incaricato di formare il governo a un mese dalle elezioni legislative del 7 maggio.

Il primo ministro incaricato è Riyad Hijab, sunnita, di Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale al confine con l’Iraq. Leggendo sull’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana il suo profilo, è evidente che si tratta di un homo novus per la Siria. Un simbolo di cambiamento. Un segnale di rottura col passato.

Chiunque si sia occupato di élite politica siriana nell’era contemporanea non può non aver studiato i metodi di studio dei colleghi sovietologi: seppure scarna la biografia ufficiale di quel o quell’altro rappresentante dell’establishment è sempre un’ottima fonte di informazione.

Riyad Farid Hijab, classe 1966, segue tutte le tradizionali tappe del bravo baatista che aspira a raggiungere una posizione di rilievo nella struttura formale, quella visibile, del potere.

Frequenta l’università a Dayr az Zor, sua città natale, e per ben nove anni, dal 1989 (quando aveva 23 anni) al 1998, è presidente dell’Unione nazionale degli studenti siriani – sezione Dayr az Zor.

L’unione degli studenti (Ittihad al talba) è presente in ogni capoluogo del Paese e notoriamente serve come strumento di controllo e repressione di eventuali dissidenti nelle università.

Hijab svolge bene il suo lavoro e nel 1998 entra a far parte dell’ambita Direzione della sezione del Baath di Dayr az Zor. Passano sei anni e nel 2004 diventa il presidente della sezione baatista del capoluogo orientale.

A tal proposito è interessante rilevare che Hijab supera indenne il periodo delle epurazioni interne alla struttura formale del Baath avviate in corrispondenza con l’ascesa al potere di Bashar al Asad, figlio del defunto presidente Hafez al Asad, morto nel 2000.

Fedele al New Deal riformatore e modernizzatore di Bashar, l’attuale premier incaricato nel 2008 fa il grande salto nel cuore dell’apparato formale del regime: è governatore di Qunaytra, la regione sud-occidentale di quel che rimane delle Alture del Golan.

E nel 2011, poco prima dello scoppio della rivolta in Siria è nominato governatore di Latakia, il principale porto del Paese e capoluogo della regione costiera, a maggioranza alawita, branca dello sciismo di cui fa parte la famiglia presidenziale e i clan ad essa alleati.

Quindi, nell’aprile 2011, è stato chiamato a far parte dell’esecutivo di Adel Safar, ora dimissionario, come ministro dell’agricoltura.

Il fatto che Hijab sia sunnita non deve esser letto da chi esalta l’aspetto confessionale della questione siriana come una volontà del regime di “tender la mano” alla comunità sunnita. Da decenni, il premier in Siria è sunnita. Per una convenzione non scritta.

Qui di seguito due brevi filmati. Il primo è un montato di alcuni brani di un’intervista condotta dalla tv di Stato siriana con Riyad Hijab nei mesi scorsi, quando era ministro dell’agricoltura.

Il secondo è amatoriale e, in un certo senso, è già “storico”: riprende una manifestazione anti-governativa a Latakia il 28 marzo 2011, due settimane dopo le prime proteste a Damasco e a Daraa.

Dal balcone di un palazzo si affaccia Hijab, allora governatore della città, che promette ai manifestanti di proteggerli dagli “shabbiha” (i manifestanti urlano: shabbiha non li vogliamo!), le milizie irregolari del regime, e la concessione dei servizi alla cittadinanza.

Così, per inciso, è bene ricordare che all’epoca le richieste di chi scendeva in piazza per protestare pacificamente non era la caduta del regime o la morte del dittatore, ma riforme e maggiori servizi sociali.