Siria, Ecco perché non era meglio Asad…

(di Eva Ziedan). Chi riesce a “liberare” una città dal controllo del regime e poi vuole lasciare la sua gente alla mercé dei propri capricci e desideri, ha sbagliato indirizzo. Ma chi invece pensa che chi riesce a liberare una città abbia il diritto di lasciare la sua gente alla mercé dei propri capricci e desideri, per questo tipo di individuo non trovo una definizione appropriata.

In questo modo si esprime l’attivista e avvocato per i diritti umani, la siriana Razan Zaitune nel suo articolo Le violazioni dell’Esercito libero. La Zaitune è uno dei primi fondatori dei Comitati di coordinamento locale e uno dei primi attivisti presenti nel Paese che lavora clandestinamente e documenta i numeri delle vittime civili e militari attraverso il Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc).

L’articolo prende spunto dalla decisione del Vdc stesso di inserire una nuova categoria nella sua documentazione che include anche le violazioni commesse dai ribelli.

I loro errori hanno ormai superato il limite degli “errori individuali” e sono diventati un pericolo per la rivoluzione e per la gente. Per quella stessa gente che si è ribellata dal primo giorno contro il regime, quella gente che è stata bombardata con i missili Scud e i Mig, quelle persone a cui il regime ha tolto la vita, l’acqua, l’elettricità e tutto il resto.

Questa gente si ritrova ora – da un lato – a sperare che il regime non usi armi chimiche. Ma dall’altro, ha di fronte alcuni gruppi dell’Esercito libero (Esl) che si definiscono ribelli, che hanno denaro e armi, e che pretendono di liberarti dal regime per importi le loro ideologie islamiche esportate dai Paesi del Golfo, che non condividono gli stessi valori della popolazione siriana.

Nella periferia di Damasco – racconta la Zaitune – una brigata ha arrestato un medico solidale con la rivoluzione. L’hanno arrestato proprio in un momento in cui c’è una grande necessità di medici, solo perché ha parlato di qualcosa che ha offeso questa brigata.

La città di Raqqa nel nord del Paese è stata liberata da poco e un attivista di questa città ha raccontato:

Nonostante il continuo bombardamento su Raqqa – seppure in misura minore rispetto alle altre volte -, la gente di questa città è sorpresa per l’alto livello di organizzazione da parte dei giovani di Raqqa. L’assistenza medica funziona al 100%, e la disponibilità di pane ed elettricità è superiore rispetto al periodo precedente alla conquista. Le brigate dell’Esl in questa città hanno deciso di spostarsi dal centro alla periferia, e hanno lasciato ai giovani il compito di gestire la sicurezza locale… L’unico fatto negativo è il comportamento della Jabhat an Nusra, che ha cominciato a disturbare la gente… Oggi hanno picchiato un medico all’ospedale perché lo hanno visto mentre usciva per fumare, poi sono entrati nello studio dell’artista Ayman Naser e hanno rotto i suoi dipinti e le sculture… Lo scontro con la Jabhat an Nusra sembra farsi sempre più vicino… anche perché le altre brigate hanno deciso di unirsi tra loro… Nella città ci sono inoltre il consiglio locale, un gruppo della Coalizione siriana e molti giornalisti… la vita continua e la rivoluzione anche”.

Storie simili si sono registrate ad Aleppo, Idlib, Deir ez Zor, Deraa e in tante altre città.

Ma fermiamoci un attimo a riflettere prima di dire: “Era meglio Asad”. Perché è facile dirlo non sapendo cosa significhi la dittatura. Facile dirlo senza capire che se siamo arrivati fino a questo punto è innanzitutto a causa della dittatura. Un attimo solo prima di dire questa frase indifferente: “Era meglio Asad”!

Ad Aleppo nel quartiere di Bustan al Qasr vive Abu Maryam, lo potete vedere in questo video, al centro, mentre balla tra i manifestanti. Quest’uomo magro con i baffi neri, balla, balla e canta: “Vogliamo la libertà”. Poi arrivano due ragazzi con un slogan islamista scritto su un drappo bianco, Abu Maryam getta per terra la bandiera, caccia questi giovani e continua a ballare.

Abu Maryam era un amico di Abdullah Yassin e assieme cantavano: “Siamo musulmani, rimaniamo musulmani, ma il vostro stato islamico non lo vogliamo”.

Racconta:

Vogliono fare uno Stato islamico. Ci hanno detto che vogliono combattere contro il regime, ma stanno combattendo contro di noi. Ci dicono che ci daranno pane, elettricità e acqua, ma noi queste cose ce le avevamo sotto Bashar. Noi non vogliamo né pane né acqua, noi vogliamo un po’ di dignità e libertà. Per questo, per favore, provate a capire, non accetteremo mai un Stato che non rispetta la volontà del popolo. Se pensate che siamo stanchi, sbagliate. Noi sappiamo che la rivoluzione vera non è ancora cominciata. E se mi dite che siete “l’autorità legittima”, vi dico no, siamo noi l’autorità legittima. E se mi chiedete chi siamo noi, vi rispondo: “Noi siamo il popolo siriano libero!”

Ci sono molti che la pensano come Abu Maryam. Basta guardare questo video e vedere tutta la gente che balla…
Estremisti e salafiti potranno mai avere una base su cui contare con un popolo che balla così?
Anziché dire che Asad era meglio, è bello pensare quanto sia grande questo popolo e quanto sia stato lasciato solo.