Siria, più di 6.000 uccisi in 300 giorni

Dopo 301 giorni di rivolta in Siria, riassumiamo qui di seguito i numeri della repressione e delle violenze. I numeri delle vittime, civili e militari, presenti nella mappa qui sotto – esclusiva di SiriaLibano – sono aggiornati in base alle cifre fornite dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria collegato ai Comitati di coordinamento locali degli attivisti presenti nel Paese.

Più in basso, il bilancio fornito dalle autorità siriane, che finora non hanno però reso note cifre dettagliate delle vittime civili distinte da quelle militari, né hanno pubblicato indicazioni sul numero delle vittime regione per regione.

Dal canto suo, l’organizzazione non governativa internazionale Avaaz ha fornito a dicembre un bilancio assai più pesante dal 15 marzo al 9 dicembre(6.237 uccisi di cui 403 bambini; 69.000 persone in carcere).

Mappa dei numeri della repressioneTotale deceduti: 109.69812.9896.3378.57310.33222.0469655.6333516.64418.715682751.126716Vittime del regime: 13.870

Dei 6.062 uccisi, 4.923 sono civili e 1.139 sono militari e agenti. Dei civili, 406 sono bambini e adolescenti, 149 sono donne.

Persone attualmente arrestate: 16.934. Di queste: 171 donne e 384 minorenni.

Il regime (23 dicembre 2011) parla di “oltre 2.000 uccisi tra militari e agenti“. Nella sua lettera indirizzata all’Onu, il governo di Damasco non ha fornito un bilancio complessivo delle vittime civili. Riporta quasi quotidianamente le notizie dei funerali di militari e poliziotti, fornendo generalità e gradi, ma non dà quasi mai notizia dei funerali dei civili.

Excursus della diffusione dei bilanci da parte del regime. Il 7 ottobre 2011, il governo parlava di un massimo di 1.800 uccisi (secondo il vice ministro degli esteri Faysal al-Miqdad. Due giorni dopo, il 9 ottobre, il ministro degli esteri Walid al Muallim parlava di 1.110 uccisi). Dei 1.800 di Miqdad, 1.100 sono membri delle forze dell’ordine e 700 i civili (stando a quanto detto a settembre dal consigliere presidenziale Buthayna Shaaban).

Al 26 ottobre, secondo una fonte militare siriana citata dal giornalista britannico Robert Fisk, i militari uccisi erano 1.150. In un’intervista al Sunday Times Britannico pubblicata il 20 novembre, il presidente Bashar al Assad aveva detto che “finora sono stati uccisi 800 tra militari e poliziotti”. In un’intervista alla tv americana Abc trasmessa il 7 dicembre, al-Asad aveva affermato che in circa nove mesi sono morti 1.100 tra militari e agenti.

Il regime ha liberato finora 3.952 detenuti “che non si sono macchiati di crimini”: 553 il 5 novembre e 1.180 il 15 novembre. Il 30 novembre ne ha liberati altri 912 e il 28 dicembre (il secondo giorno della presenza degli osservatori arabi in Siria) altri 755. Il 5 gennaio 2012 è stata annunciata la liberazione di altri 552.

Per l’Onu (12 dicembre): più di 5.000 uccisi. Nel bilancio dell’Onu si contano civili, disertori e militari uccisi dai servizi di sicurezza per essersi rifiutati di sparare contro i civili. In questo conteggio non si tiene conto dei militari e degli agenti uccisi dalle “forze dell’opposizione”.

Profughi

– Turchia (fonti Ankara): 7.660 (17 ottobre).

– Libano: il rapporto del 18 dicembre 2011 fornito dalla sezione libanese dell’Acnur (Unhcr), Alto commissariato Onu per i rifugiati, parla di 4.510 profughi registrati. Fonti locali citate  il 13 dicembre dal quotidiano panarabo saudita ash Sharq al Awsat riferiscono di circa 7.000 siriani rifugiati in Libano.

Sempre secondo l’Acnur, da maggio a dicembre 2011 sono un centinaio i civili siriani feriti che sono stati soccorsi negli ospedali del nord del Libano.

Secondo Abdallah Dabbusi, presidente dell’Organizzazione islamica Tayyiba, una Ong sunnita che si occupa dell’emergenza profughi nel nord del Libano, al 9 dicembre si contano 6.490 profughi siriani.  La cifra è contenuta nell’articolo del quotidiano panarabo saudita ash Sharq al Awsat. Secondo Dabbusi, i rifugiati siriani si trovano in Akkar, a Tripoli e a Dinniye, ma anche nella Beqaa: a Baalbeck circa 75 famiglie, mentre nell’Aarsal sunnita un centinaio di famiglie.

L’Onu il 5 novembre stimava in circa 3.505 i siriani rifugiati in Libano. Di questi, 768 sono bambini di età inferiore ai 4 anni mentre 678 hanno età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Dei 3.505 attuali, 495 sono stati iscritti nelle scuole pubbliche del nord del Libano e l’Acnur si occupa di provvedere alle tasse scolastiche, ai grembiuli, il materiale di cancelleria e i libri necessari ai ragazzi.

– Giordania (fonti governative di Amman): circa 5.000 (novembre); secondo cifre dell’Acnur in Giordania diffuse dal quotidiano panarabo al Hayat il 13 dicembre 2011, nel regno hascemita sono ospitati 1.500 profughi registrati. “Negli ultimi due mesi sono aumentati e ci sono numerosi siriani non registrati. In tutto non sappiamo quanti sono”, ha detto al giornale Arafat Jamal, portavoce dell’Acnur ad Amman.

Un osservatore arabo (a dx): "Sei armato?". Il carrista risponde: "No...".