Siria, sui barili-bomba

Aleppo. Devastazione

Poche ore dopo l’infelice battuta del presidente siriano Bashar al Asad sui barili-bomba (“non ne abbiamo mai usati, nemmeno pentole-bomba…”) rilasciata alla BBC, Ken Roth di Human Rights Watch (HRW) spiega gli effetti devastanti di queste armi indiscriminate usate contro aree civili. In passato Asad stesso ha riconosciuto la legittimità delle denunce di HRW.

(L. Setrakian, K. Montgomery, per Syria Deeply. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Voi avete tenuto traccia dell’uso dei barili-bomba, ed in precedenza anche dell’uso dei missili su aree abitate da civili. Qual è la situazione attuale?

I barili-bomba stanno continuando e di fatto sono la principale ragione per cui i civili stanno morendo oggi in Siria. Tutti sono concentrati su Daesh. Daesh è terribile, i civili stanno soffrendo sotto Daesh, ma se facciamo un passo indietro e diciamo: Qual è lo strumento principale che viene usato per massacrare i civili? È il barile-bomba.

A monte, c’è il fatto che i governi non vogliono affrontare l’argomento, perché sono talmente concentrati su Daesh e non vogliono fare nulla che possa minare l’abilità del governo di Asad di tenere a bada e in teoria di contrattaccare Daesh. La gente non sembra rendersi conto che il barile-bomba non è un’arma militare. È così imprecisa che la forza aerea siriana non osa sganciarne vicino alla linea del fronte per paura di colpire le proprie truppe.

I barili-bomba, per chi non lo sa, sono in genere costituiti da un barile di petrolio o una grossa tanica riempiti di esplosivi e frammenti metallici che fungono da schegge. Vengono sganciati da un elicottero che vola ad un’altezza elevata per evitare il fuoco delle contraeree.

Da quell’altezza, non si può mirare con precisione, si può solo sganciarli su un quartiere, ed è proprio  sui quartieri che i barili-bomba vengono sganciati per il bisogno di tenersi lontani dalla linea del fronte. Se ci chiediamo cosa stia consentendo alle forze pro-regime di resistere, si tratta ora dei barili-bomba.

Qual è l’entità e la portata del problema?

Se parliamo coi siriani, le cose di cui hanno più paura sono i barili-bomba. Si sentono storie di gente che fa spostare le proprie famiglie più vicino alla linea del fronte (e ciò significa sfidare cecchini ed artiglieria) perché lì si sentono più al sicuro, dove i barili-bomba non saranno sganciati.

I barili-bomba stanno colpendo ospedali, scuole e numerose istituzioni civiche nelle aree di Aleppo controllate dall’opposizione ed in altre zone. Se potessimo fermare i barili-bomba, difficilmente si potrebbe pensare a qualsiasi altra cosa per fare la differenza nel fermare il massacro di civili e la distruzione di istituzioni civiche in aree di civili.

Che vantaggio trae il regime dall’usare queste particolari forme di armi in tale, particolare conflitto?

Questo risale agli inizi. Asad sin dall’inizio ha scelto di non combattere questa guerra sotto la Convenzione di Ginevra, che in sostanza impone che si possa sparare soltanto ai combattenti dell’altro schieramento e che si debba fare tutto il possibile per rendere minimi i danni subìti dai civili. Asad ha gettato queste regole dalla finestra. Sta combattendo una strategia bellica fatta di crimini di guerra che prendono di mira in larga parte la popolazione civile. I barili-bomba, usati già da un anno buono o forse più, sono solo la più recente, più crudele e più vasta manifestazione di questa strategia.

Che speranze avete di esercitare pressioni per indurre il regime a cambiare il suo comportamento rispetto all’uso  dei barili-bomba?

Quello che ho capito nelle discussioni coi governi occidentali, funzionari russi ed iraniani, è che per varie ragioni non vogliono limitare le armi militari disponibili per il governo siriano. I grandi governi occidentali sono concentrati in questa fase sulla lotta a Daesh, mentre Russia ed Iran si focalizzano sul rendere Asad più forte. Nessuno di loro ha un interesse immediato nel fermare i barili-bomba. Ho dovuto spiegare la mancanza di rilevanza militare di quest’arma. Quando sentono questo, allora sono disposti a fare un passo indietro. Ho ricevuto alcuni riscontri positivi sia da Mosca che da Tehran su questo punto.

Rispetto ai governi occidentali, hanno paura della questione dei barili-bomba per un altro motivo: non vogliono sobbarcarsi della più ampia questione dell’uso da parte del governo siriano di armi convenzionali per attaccare i civili. Essendosi avvicinati alla soglia del coinvolgimento militare tramite la questione delle armi chimiche, ed essendosi concentrati su altri temi con Russia ed Iran, l’Occidente semplicemente non ha voluto fare cenno a questo. Nessuno nega che l’Ucraina sia la priorità di Mosca e che potenziali armi nucleari sia quella di Tehran, ma dovrebbe esserci campo per farsi carico anche della questione dei barili-bomba. Soprattutto dal momento che la Russia e l’Iran non avrebbero alcun interesse nel protrarsi degli attacchi coi barili-bomba: non sono necessari alla sopravvivenza del regime di Asad.

Sono cautamente ottimista sul fatto che se riusciamo a mettere in risalto la devastazione causata dai barili-bomba e la mancanza di utilità militare, possiamo fare una differenza. Un fattore rispetto all’Occidente è che finora sta seguendo solo una strategia militare contro Daesh. In certa misura stanno cercando di fermare il flusso di armi e uomini verso Daesh, ma non stanno davvero tenendo in considerazione il fascino ideologico di Daesh – parte di esso è religioso e sottende l’idea di un califfato, ma larga parte del suo fascino risiede nel fatto che Daesh può rappresentare in sé l’unica forza che stia cercando in modo effettivo di fermare il massacro dei civili da parte del regime. L’Occidente non dovrebbe dare a Daesh questo pretesto. Ci devono essere modi per occuparsi dei barili-bomba, strumento primario di Asad per uccidere i civili. È la cosa giusta da fare in termini umanitari, ma è anche importante per aiutare ad erodere il fascino ideologico di Daesh.

Le Nazioni Unite hanno fatto appello per porre fine all’uso di barili-bomba. Cosa ci vorrebbe per creare una responsabilizzazione reale e forzare un cambiamento?

Il Consiglio di Sicurezza dellONU ha parlato dei barili-bomba in termini generici. Non ha compiuto alcuno sforzo per sostenere quel linguaggio ampio con una pressione concreta esercitata su Damasco perché si fermi. Abbiamo bisogno di andare oltre una condanna ritualistica e la difesa delle Convenzioni di Ginevra, e focalizzarci sulla pressione da esercitare su Damasco perché la smetta. Abbiamo visto che quando si applica una cospicua pressione, loro si fermano. È ora di applicare quella pressione per fermare i barili-bomba. (10 febbraio, 2015).