Unità, libertà, socialismo: il Baath di Michel ‘Aflaq

(di Carlotta Stegagno*). Dici Siria e pensi al Baath, il partito formalmente al potere da mezzo secolo. Ma quali sono le origini e i fondamenti ideologici di uno dei movimenti politici più controversi della storia contemporanea araba?

Il Baath, termine arabo traducibile con rinascita o resurrezione, delle origini, quello che ha in ‘Aflaq il suo ideologo, è altra cosa rispetto al neo-Baath, che sale al potere con il colpo di stato interno al partito nel 1966, dopo la fine dell’unione tra la Siria e l’Egitto nel 1961, e che ha in Hafez al Asad e Salah Jadid i suoi leader.

Questa nuova versione del Baath è caratterizzata da una forte presenza del partito in tutti i settori della società, grazie alla creazione di un potente sistema di intelligence, da una politica economica di stampo fortemente socialista, e, sul piano internazionale, dall’abbandono dell’afflato panarabo e dall’adozione di una linea dura contro Israele nonché dall’avvicinamento all’Unione Sovietica.

Il partito Baath nasce negli anni Quaranta del secolo scorso a Damasco per opera di Michel ‘Aflaq e Salah al Bitar, due insegnanti damasceni che si erano conosciuti a Parigi quando entrambi frequentavano le aule universitarie della Sorbona. Gli anni parigini sono quelli della formazione culturale: Nietzsche e il romanticismo tedesco, Marx e la frequentazione di circoli politici studenteschi sono gli ingredienti che porteranno ‘Aflaq alla formulazione di una delle concezioni politiche più originali di tutto il mondo arabo.

Tornato in patria negli anni Trenta, ‘Aflaq si dedica all’insegnamento in una delle scuole superiori più politicizzate della capitale siriana: il liceo Tahjiz. Questo era stato, infatti, l’avanguardia del movimento nazionalista durante gli anni del mandato francese. Egli inizia a raccogliere intorno a sé un gruppo di studenti interessati alla discussione dei temi politici più attuali. Il primo nucleo del Baath nasce nei caffè di Damasco dove ogni venerdì un gruppo di giovani studenti si riunisce intorno ad ‘Aflaq per discorrere di politica e di attualità. Timido e schivo per natura, poco propizio a ricoprire cariche pubbliche, il fondatore del Baath ha una grande influenza sui giovani della capitale che vedono in lui un mentore e sono affascinati dalle sue arti oratorie.

Il partito nasce ufficialmente nel 1947, anno in cui si tiene il suo primo congresso e in cui viene promulgata la Costituzione del partito. La sua ideologia politica è sintetizzabile in uno dei suoi slogan più famosi: unità, libertà, socialismo.

Unità – L’unità è il tema centrale del pensiero politico di ‘Aflaq. Egli, partendo dalla tradizione nazionalista panaraba, che vedeva nell’unità un concetto astratto e un ideale a cui tendere in un futuro imprecisato, la trasforma in un obiettivo politico concreto, da realizzare attraverso i mezzi della lotta e della rivoluzione. La creazione della Repubblica Araba Unita, data dalla fusione degli stati di Egitto e di Siria, tra il 1958 e il 1961, a cui si sarebbero dovuti aggiungere in futuro altri stati arabi, rappresenta infatti il capolavoro politico di ‘Aflaq e l’acme della sua carriera politica.

Secondo il fondatore del Baath, l’unione di tutti i popoli arabi in un’unica nazione deve essere raggiunta attraverso il rafforzamento dei suoi legami storici, culturali e linguistici; gli arabi devono diventare consapevoli di appartenere a una grande nazione e, per citare un altro degli slogan più famosi del partito, a una sola nazione araba portatrice di una missione immortale, ovvero quella di ripartire dal passato per rinascere e intraprendere un cammino di sviluppo, e ottenere così il ruolo che le spetta nel panorama politico internazionale.

La cultura araba, secondo ‘Aflaq, si è sviluppata attraverso una serie di rinascite successive avvenute nel corso dei secoli, attraverso un percorso fatto di lotte, conquiste ed espansioni territoriali. Solo facendo riferimento al loro passato gli arabi possono trovare la forza per riscattare se stessi dalla condizione di arretratezza in cui versano a causa del dominio delle potenze imperialistiche occidentali. In questo contesto ‘Aflaq  attribuisce all’Islam un ruolo funzionale: la religione è uno dei fattori identitari del popolo arabo, al pari della lingua e della storia comune.

Per il fondatore del Baath i confini della futura nazione araba si dovranno estendere dalla catena montuosa del Tauro in Turchia e dai monti Zagros in Iran fino al Golfo di Bassora in Iraq e al Golfo Persico, comprendendo anche le montagne dell’Etiopia, il deserto del Sahara, l’Oceano Atlantico e la riva sud del Mar Mediterraneo.

Libertà – La Costituzione baatista del 1947 definisce il Baath un partito rivoluzionario, che deve raggiungere gli obiettivi della liberazione del popolo arabo e dell’instaurazione del socialismo attraverso i mezzi della lotta e della rivoluzione: «(..) fare affidamento solo su una lenta evoluzione ed essere soddisfatti di una riforma parziale e superficiale significa mettere a rischio gli obiettivi stessi del partito e condurli al fallimento e alla perdita (..).» (art. 6 della Costituzione).

La liberazione del popolo arabo deve avvenire in due momenti successivi: il conflitto contro l’imperialismo straniero per l’assoluta e completa liberazione della nazione araba e la battaglia per raggiungere l’unità di tutti gli arabi in un unico stato.

Una volta raggiunti questi obiettivi politici concreti, il popolo arabo deve intraprendere un percorso forse ancora più difficile, ovvero la rigenerazione e il rinnovamento dei valori, del carattere e della forma della società araba. Da buon insegnante quale era, ‘Aflaq assegna, all’interno del testo costituzionale e non solo, grande importanza all’istruzione: «La politica educativa del partito ambisce alla creazione di una nuova generazione di arabi che credono nell’unità della nazione e nell’eternità della sua missione. Questa politica, basata su un ragionamento scientifico, sarà libera dai ceppi della superstizione e delle tradizioni reazionarie, sarà imbevuta dello spirito dell’ottimismo, della lotta e della solidarietà tra tutti i cittadini per portare avanti una rivoluzione araba totale e per il progresso umano» (art. 43). Una volta compiuta questa rigenerazione spirituale, la nazione araba sarà in grado di condurre una vita degna, in sintonia con i principi di giustizia e di uguaglianza, e di svolgere il ruolo che le spetta nel panorama politico mondiale.

Socialismo – Nell’articolo 4 della Costituzione si stabilisce che: «Il Baath è un partito socialista (…), il socialismo è una necessità che emana dalle profondità dello stesso nazionalismo arabo. Esso costituisce, infatti, un ordine sociale ideale che permette al popolo arabo di realizzare le sue possibilità e rende il suo genio in grado di fiorire. Il socialismo potrà garantire il costante progresso della nazione dal punto di vista morale e materiale e la nascita di un sentimento di fratellanza tra i suoi membri».

Essendosi allontanato dal comunismo dopo la lettura del testo di Gide “Ritorno dall’Urss” e ancor più dopo il riconoscimento dello stato di Israele da parte dell’Unione Sovietica nel 1948, ‘Aflaq arriva alla formulazione di un socialismo che può essere definito “arabo” in quanto ritagliato sui bisogni e le aspirazioni del popolo arabo.

Si tratta di una forma morbida di socialismo, che mette l’individuo al centro del sistema economico rifiutando la concezione materialistica della storia e riconoscendo la proprietà privata e i diritti di eredità. Secondo ‘Alfaq, l’obiettivo finale del socialismo deve essere la liberazione del talento e delle abilità degli individui, in modo da renderli in grado di dirigere il proprio destino e ottenere così il miglioramento degli standard di vita sia dei singoli sia della nazione araba nella sua interezza.

Dal punto di vista strettamente pratico è di nuovo la Costituzione del 1947 che specifica il contenuto del socialismo baathista: la ricchezza economica (art. 26), i servizi pubblici, le risorse naturali e le grandi industrie sono di proprietà della nazione; lo stato si riserva il diritto di controllarli direttamente e di abolire le compagnie private e le concessioni straniere (art. 29). La proprietà immobiliare (art. 33), industriale (art. 31), agricola (art. 28) e i diritti di eredità sono ammessi, ma limitati in base all’interesse nazionale (art. 34).

I problemi economici che attanagliano la nazione araba non potranno essere risolti se non alla luce dei principi socialisti, richiesti fortemente dal Baath: la nazionalizzazione delle compagnie straniere e la loro messa sotto il controllo dello stato e la distribuzione delle terre di proprietà dei grandi proprietari terrieri tra i piccoli contadini. I limiti posti al sistema economico sono orientati a impedire l’uso sbagliato della ricchezza nazionale e lo sfruttamento dei lavoratori.

Con il colpo di stato interno al Baath del 1966, ‘Aflaq viene estromesso dalla politica siriana. Troverà rifugio in Iraq, dove, nel 1963, l’ala irachena del partito aveva raggiunto il potere. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre in un isolamento sempre più accentuato, nonostante sia nominato Segretario Generale del Partito, ‘Aflaq non ha più nessuna reale influenza politica: i suoi concetti di unità, libertà e socialismo, non saranno messi in pratica né dal Baath di Saddam Hussein né dal neo-Baath siriano.

La fine del nasserismo, le sconfitte arabe contro Israele, a cui fanno seguito gli accordi di Camp David, il problema dei profughi palestinesi e il settembre nero in Giordania, portano gli stati arabi ad abbandonare definitivamente le concezioni unitarie del passato, e il sogno di ‘Aflaq di una unica nazione araba dal golfo Persico all’Atlantico si spegne lentamente. Il fondatore del Baath muore a Parigi il 10 giugno del 1989, in seguito ad un arresto cardiaco.

Per una bibliografia essenziale sul Baath, è possibile consultare il pdf online.

Così nel 2006 appariva il mausoleo di ‘Aflaq a Baghdad: trasformato in una palestra per i militari americani. Sic transit gloria mundi…

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* Carlotta Stegagno è dottoranda in Comunicazione e Pensiero Politico presso l’Università degli Studi di Genova, attualmente sta svolgendo un periodo di ricerca presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra.