Yarmuk, l’assedio dimenticato

(di Lorenzo Trombetta). Nella totale indifferenza della comunità internazionale da otto mesi le forze del regime siriano assediano un quartiere di Damasco, dove per decenni sono stati ospitati rifugiati palestinesi e dove oggi “si muore per mancanza di medicinali, cibo e bombardamenti delle forze lealiste”: è la denuncia del Centro di documentazione delle violazioni in Siria diffusa oggi tramite un rapporto dell’organizzazione che da oltre due anni monitora i crimini commessi nel Paese in guerra.

Nel rapporto intitolato “L’assedio dimenticato“, diversi attivisti e medici di quel che rimane del campo profughi palestinese di Yarmuk, nella parte sud di Damasco, si ricorda che dal primo intenso raid aereo governativo del 26 dicembre, decine di migliaia di abitanti del campo sono fuggiti tra cui anche siriani e profughi iracheni.

Il quartiere era stato solo in parte solidale con le inedite manifestazioni popolari scoppiate in Siria nel marzo 2011 e subito represse nel sangue dal regime. Successivamente, Yarmuk è diventato una delle roccaforti delle opposizioni armate, giunte nel rione anche da altri martoriati quartieri meridionali della capitale e da sobborghi vicini. Già nel 2011 e nel 2012 – si legge nel rapporto dell’organizzazione che pubblica giornalmente e in modo dettagliato le generalità delle vittime del conflitto – la repressione era stata condotta dalle milizie del Fronte popolare di Ahmad Jibril, sigla fedele al regime di Damasco.

Dal dicembre 2012, Yarmuk è “sotto assedio”, con “posti di blocco agli ingressi del campo e che limitano l’ingresso di pane, riso, zucchero, grano, medicinali, latte in polvere”. Secondo il Vdc, “la situazione umanitaria è disastrosa”, in particolare nella zona sud di Yarmuk,dove non ci sono campi per coltivare grano, frutta e verdura.

“È stata anche emessa una fatwa (parere giuridico) da shaykh locali per consentire a chi è rimasto di entrare nelle case di chi è scappato e cercare cibo in scatola. Oggi – prosegue il rapporto – chi può assicurarsi un pasto al giorno si ritiene fortunato. Il pane difficilmente si fa col grano, ma si usano lenticchie e grano saraceno (burghol)”. A tal proposito, le fonti affermano che nelle ultime settimane “si sono registrati una ventina di casi di disidratazione, malnutrizione, e malassorbimento”.

A questo si aggiungono “i bombardamenti aerei e d’artiglieria contro case civili e diverse moschee”. Tra queste, sono state distrutte le moschee di Abdul Qader Husseini, al Khalil, Safadi, al Quds, Salah ad Din, al Habib Mustafa, al Wassim. Le armi usate finora sono: caccia MiG, missili Grad, mortai di vari calibri e diversi pezzi di artiglieria”. Il rapporto denuncia anche la “quasi totale assenza di personale medico, paramedico e di medicinali”.

Secondo il Vdc, “numerosi dottori sono stati uccisi sotto i bombardamenti, o nelle carcere sotto tortura, o rimangono in arresto”. “A gennaio 2013 non era rimasto nessun dottore in tutto il campo e solo in seguito è riuscito ad arrivare uno studente di medicina nell’unico ospedale rimasto operativo, il ‘Palestina'”, afferma uno degli infermieri di Yarmuk intervistati dal Vdc. “Siamo arrivati al punto di fare trasfusioni da un paziente all’altro senza fare i test necessari” (ANSA, 21 settembre 2013).

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