Siria, le vittime della rivoluzione

Il bilancio fornito nella cartina qui sotto è aggiornato al 30 aprile 2012, ore 11:20 italiane. 

I numeri delle vittime, civili e militari, presenti nella mappa qui sotto – esclusiva di SiriaLibano – sono aggiornati al 15 marzo 2012 sulla base delle cifre fornite dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria che è in contatto con i Comitati di coordinamento locali degli attivisti presenti nel Paese.

Si veda la pagina dedicata alle diverse fonti usate per documentare la repressione e le violenze in Siria

Più in basso, il bilancio fornito dalle autorità siriane, che finora non hanno però reso note cifre dettagliate delle vittime civili distinte da quelle militari, né hanno pubblicato indicazioni sul numero delle vittime regione per regione.

Mappa dei numeri della repressioneTotale deceduti: 106564198132511231741970216384252213276354413

Dei 10.656 uccisi documentati finora: 9.954 sono civili e 702 sono militari. Dei civili si contano 1110 tra bambini e adolescenti, e 232 donne. 

Persone attualmente arrestate: 21.293. Di queste 482 sono minorenni, e 237 sono donne.

Altre fonti delle forze rivoluzionarie: 

- L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus): 10.281 (4 aprile), di cui 7.432 civili, 2.281 forze militari governative e 568 disertori.

- Consiglio nazionale siriano (Cns, primi di aprile): 12.269, di cui 11.188 civili (870 minori, 761 donne) e 1.081 soldati che si sono rifiutati di eseguire gli ordini. Il Cns non conteggia le vittime tra le forze del regime.

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La versione del regime

+++ Un sito di documentazione anche per il regime +++ Ad aprile 2012, il regime siriano ha aperto un sito speculare di quello del Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc, gestito da attivisti antigovernativi), chiamato Centro siriano per la documentazione. L’apertura è coincisa con il periodo in cui il sito del Vdc era oscurato, a causa – secondo gli attivisti – di un attacco di hackers del regime.

Il sito di documentazione lealista è consultabile a questo indirizzo (un .sy, quindi controllato dai server di Stato) e fornisce informazioni esclusivamente sui militari e gli agenti uccisi da terroristi. Pubblica anche notizie riprese dall’agenzia Sana e video in cui si mostrano i militari governativi uccisi.

Il quotidiano siriano al Watan, vicino al regime, riferiva il 4 aprile 2012 di 6.143 persone uccise “dai colpi delle bande armate”, responsabili anche del “rapimento di 1.500 persone dall’inizio degli eventi all’inizio del marzo dell’anno scorso”. Non si fa quindi riferimento alle vittime della repressione e comunque non si precisa quante vittime siano civili.

Sempre il 4 aprile, l’agenzia Reuters pubblicava vari bilanci di vittime, e citava quello del regime: 6.044 in tutto, di cui 3.472 civili (204 donne e 56 minori) e 2.566 tra poliziotti, agenti e soldati. Un’altra voce – “gli assassini mirati” – è a quota 106. Reuters non precisa la fonte di questo bilancio, che rimane finora il più dettagliato di quelli forniti dal regime.

A febbraio 2012 il regime parlava di “migliaia di morti” senza precisare quante vittime civili e quante militari. Il 23 dicembre 2011, il governo di Damasco riferiva di “oltre 2.000 uccisi tra militari e agenti”.

Nella sua lettera indirizzata all’Onu, il regime non forniva però un bilancio complessivo delle vittime civili. Ancora oggi riporta quasi quotidianamente le notizie dei funerali di militari e poliziotti, fornendo generalità e gradi, ma non dà quasi mai notizia dei funerali dei civili.

Excursus della diffusione dei bilanci da parte del regime. Il 7 ottobre 2011, il governo parlava di un massimo di 1.800 uccisi (secondo il vice ministro degli esteri Faysal al-Miqdad. Due giorni dopo, il 9 ottobre, il ministro degli esteri Walid al Muallim parlava di 1.110 uccisi). Dei 1.800 di Miqdad, 1.100 sono membri delle forze dell’ordine e 700 i civili (stando a quanto detto a settembre dal consigliere presidenziale Buthayna Shaaban).

Al 26 ottobre, secondo una fonte militare siriana citata dal giornalista britannico Robert Fisk, i militari uccisi erano 1.150. In un’intervista al Sunday Times Britannico pubblicata il 20 novembre, il presidente Bashar al Assad aveva detto che “finora sono stati uccisi 800 tra militari e poliziotti”. In un’intervista alla tv americana Abc trasmessa il 7 dicembre, al-Asad aveva affermato che in circa nove mesi sono morti 1.100 tra militari e agenti.

Il regime ha liberato finora 3.982 detenuti “che non si sono macchiati di crimini di sangue”: 553 il 5 novembre e 1.180 il 15 novembre. Il 30 novembre ne ha liberati altri 912 e il 28 dicembre (il secondo giorno della presenza degli osservatori arabi in Siria) altri 755. Il 5 gennaio 2012, durante la missione degli osservatori arabi, è stata annunciata la liberazione di altri 552. Il 21 aprile 2012, durante i negoziati Onu-Siria per l’invio di una missione di osservatori internazionali, sono stati liberati altri 30 detenuti.

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Secondo l’Onu

Fonti Onu. Lo scorso 13 marzo, il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Nasser Abdelaziz al Nasser, dichiarava che gli uccisi in Siria sono più di 8.000.

Il 31 gennaio l’Alto commissariato Onu per i diritti umani di Ginevra ha affermato di aver smesso di contare le vittime in Siria a causa delle difficoltà sul terreno di verificare i diversi bilanci che giungono dalle varie fonti. Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, ha comunque affermato che le vittime sono senza dubbio molte di più di quelle registrate a dicembre.

A fine dicembre l’Onu riferiva di più di 5.400 uccisi. Nel bilancio dell’Onu si contavano civili, disertori e militari uccisi dai servizi di sicurezza per essersi rifiutati di sparare contro i civili. In questo conteggio non si teneva conto dei militari e degli agenti uccisi dalle “forze dell’opposizione”.

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Profughi

- Turchia (fonte Protezione civile turca, Afad): circa 23.835 (6 aprile 2012).

- Libano: (fonte Unhcr): più di 15.000 (3 aprile 2012). Fonti di organizzazioni non governative locali: 27.000 circa (3 aprile). Dopo l’esodo dei primi di marzo 2012 il numero complessivo dei siriani profughi provenienti dalla regione di Homs e registrati dall’Acnur (Unhcr, 20 marzo 2012) è salito a quasi 13.000 (7.912 nell’Akkar e circa 5.000 nella Beqaa)

Il rapporto del 13 febbraio 2012 dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur, Unhcr),parlava di 6.133 profughi siriani registrati in Libano. Il 18 dicembre 2011  parlava di 4.510 profughi.

Fonti locali citate  il 13 dicembre dal quotidiano panarabo saudita ash Sharq al Awsat riferivano di circa 7.000 siriani rifugiati in Libano. Sempre secondo l’Acnur, da maggio a dicembre 2011 sono un centinaio i civili siriani feriti che sono stati soccorsi negli ospedali del nord del Libano.

Secondo Abdallah Dabbusi, presidente dell’Organizzazione islamica Tayyiba, una Ong sunnita che si occupa dell’emergenza profughi nel nord del Libano, al 9 dicembre si contano 6.490 profughi siriani.  La cifra è contenuta nell’articolo del quotidiano panarabo saudita ash Sharq al Awsat. Secondo Dabbusi, i rifugiati siriani si trovano in Akkar, a Tripoli e a Dinniye, ma anche nella Beqaa: a Baalbeck circa 75 famiglie, mentre nell’Aarsal sunnita un centinaio di famiglie.

L’Onu il 5 novembre stimava in circa 3.505 i siriani rifugiati in Libano. Di questi, 768 sono bambini di età inferiore ai 4 anni mentre 678 hanno età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Dei 3.505 attuali, 495 sono stati iscritti nelle scuole pubbliche del nord del Libano e l’Acnur si occupa di provvedere alle tasse scolastiche, ai grembiuli, il materiale di cancelleria e i libri necessari ai ragazzi.

- Giordania (fonti governative di Amman): sono oltre 90.000 i profughi siriani in Giordania (primi di aprile 2012). Una cifra giudicata “gonfiata” da osservatori locali. L’Acnur (Unhcr, 20 marzo) afferma che i profughi registrati in Giordania sono 5.000 e altri 2.000 circa attendono di esserlo.

Il governo di Amman aveva detto a metà febbraio di esser pronta ad aprire il primo campo profughi siriano nel sud del regno hascemita, al confine con la Siria. Secondo Ahmad al ‘Umiyan, presidente della Commissione si beneficenza giordana, citato dall’agenzia ufficiale Petra (12 febbraio), il campo profughi potrà ospitare fino a 700 famiglie. Ad oggi (9 marzo 2012) nessun campo profughi è stato ufficialmente aperto.

A novembre fonti di stampa riferivano di circa 5.000 profughi siriani in Giordania. Secondo cifre dell’Acnur in Giordania diffuse dal quotidiano panarabo al Hayat il 13 dicembre 2011, nel regno hascemita sono ospitati 1.500 profughi registrati. “Negli ultimi due mesi sono aumentati e ci sono numerosi siriani non registrati. In tutto non sappiamo quanti sono”, ha detto al giornale Arafat Jamal, portavoce dell’Acnur ad Amman.

- Iraq. Il quotidiano panarabo al Hayat riferiva il 20 aprile 2012 che i siriani rifugiati in Iraq sono circa 3.500. Sono per lo più curdi e sono fuggiti nella regione nord-orientale irachena di Dohuk.

- Altri Paesi: Il quotidiano panarabo al Hayat, il 6 marzo scorso, riferiva di 78.000 in Giordania; 42.000 in Libia; 11.000 in Turchia; 10.000 in Egitto; 7.000 in Libano. Per un totale di circa 150.000 profughi siriani all’estero. Una cifra destinata a salire col passare dei mesi.